PROGETTO CHE PARLANO DI ESPERIENZE, SPAZI ED EMOZIONI DIVENTANDO OPERE

Scritto da Claudia Cucca. Servizio fotografico di Claudia Cucca.

Per la mostra HabitatVivo Marco Siciliano presenta un’installazione site-specific e una scultura negli spazi della camera da letto situata al piano superiore del loft.

Nate da attitudini fortemente progettuali, le sue opere, utilizzano materiali ordinari – carta igienica e gomma americana – per rievocare le emozioni dell’intimità.

CC: Dal momento in cui il titolo della mostra è HabitatVivo come credi che le tue opere affrontino questo tema?

MS: Sicuramente l’opera che è installata nella struttura del letto riguarda un oggetto della casa riconoscibile, ma lo guarda in modo molto diverso dal solito nel momento in cui il materasso è formato da pile di carta igienica. Per me il materasso è il luogo in cui si svolge l’intimità e si manifestano le emozioni, spesso negative che vi sono legate. Banalmente l’aver paura, il soffrire, le azioni che si legano a questo, vengono rimescolate nell’oggetto artistico. Il “farsela sotto”, asciugarsi le lacrime con la carta igienica, e quindi le conseguenze delle emozioni provate, vanno a sostituire lo spazio in cui sono consumate.

CC: Guardando le tue opere, “Untitled (32)” installata nel letto, oppure la riproduzione della tua mandibola in gomma americana “Untitled (18)”, penso a una possibile consunzione ma soprattutto a un ordinare e calcolare i sentimenti e le emozioni in termini di materiale che va poi a creare una fisicità, una forma definita che mima un oggetto altrettanto definito e specifico…

MS: Sì, infatti mi è venuto da usare la carta igienica perchè nell’usarla si vede anche il rotolo che finisce…si vede un trascorso…così come si vede in termini di quantità, quanto ho investito in una relazione. Banalmente quanti rotoli di carta igienica ho usato o quanta gomma ho dovuto masticare, sono unità di misura del dolore o del tempo passato per questa relazione.

CC: È anche interessante il fatto che tu abbia utilizzato dei materiali che fanno parte della quotidianità o che comunque instaurano con le persone un rapporto di prossimità. Banalmente sia per la carta igienica, che per la gomma da masticare, si parla di un’esperienza tattile ben definita e facilmente condivisibile.

MS: Avevo letto su “Il corpo” di Umberto Galimberti, un’analisi sul ruolo degli orifizi e su come questi siano una comunicazione tra interiorità ed esteriorità del corpo…Senza rendermene troppo conto, ho analizzato questi temi e ho interpretato i miei dolori psicosomatici. Ad esempio, nella scultura “Untitled (18)”, ho analizzato il dolore psicosomatico interpretandolo con i miei problemi di masticazione. Il dolore interiore provato per una persona, così come l’azione del troppo masticare, mi “ferma” la bocca e non mi fa parlare e non mi permette di poter esternare quello che sento. La “cicca” rosa, è una cosa un po’ bambinesca a vederla, frivola, dolce, piacevole, ma per me in realtà è doloroso mangiarla, è la cosa più dolorosa che ci sia.

CC: E invece, parlando proprio del loft, come ha influito nelle tue opere il fatto di doverti relazionare con la camera di qualcun altro, in questo caso la mia, che ha un suo vissuto emotivo personale?

MS: Sicuramente questo può essere il materasso di chiunque, sono emozioni condivisibili. E fare un’opera di questo tipo nella casa di qualcuno piuttosto che in una galleria è un valore aggiunto. Penso sia proprio questo il bello: arrivare a casa di qualcuno e vedere quest’opera lì. Il bello in tutto questo è proprio che, per quanto io stia riportando la mia storia, il mio letto, questa è anche la storia e il letto di molti altri ed è ancora più credibile se è circondata dal suo ambiente originale o comunque dall’atmosfera di quella che può essere la camera di tutti.

CC: Che poi, la camera in sé, ha un po’ questa doppia funzione di parlare sia di relazione con l’altro che di assenza dell’altro. Nel momento in cui l’altro manca, la stanza diventa un rifugio, una zona di produzione dell’individualità.

MS: Sicuramente il bello e il brutto di una relazione è anche la sua fine e in realtà mi rendo conto nei miei lavori, anche quelli precedenti, come nei “Soffitti” o in “Tenda per due” non c’è una celebrazione dell’intimità quanto della sua mancanza.

CC: Si può parlare quindi non tanto di una descrizione della relazione quanto piuttosto di un ricordarla a posteriori?

MS: Sì certo, è ricordarla nel momento in cui svanisce. In realtà nelle mie opere mi rendo conto che c’è sempre questo lato triste che però è anche esorcizzante. In ogni momento di grande felicità, arriva un momento di grande tristezza dovuto alla sua fine e questo sicuramente si manifesta anche nei dolori psicosomatici. C’è sempre un doppio lato nei miei lavori: il letto è dove fai l’amore con una persona ed è la cosa più bella del mondo, ma anche il posto dove poi ti rifugi quando devi affrontare il dolore della sua perdita. Questo è evidente ancora di più nell’uso della carta igienica per la mia opera, che sembra soffice, bella, ma è sempre quella in cui ti asciughi le lacrime. La camera così come anche il bagno è un luogo intimi della casa, nel bene e nel male, dove ti prendi cura di te e dove anche ti rifugi.

CC: Cambiando argomento, vorrei chiederti cosa ne pensi della relazione arte e design. Nel tuo caso, tu hai una formazione come designer, ma in realtà, mi sembra di capire che ti senti piuttosto lontano da questo mondo…

MS: Sì, ho avuto una formazione di design, due lauree in questo campo e ho come tutti collezionato riviste di design, però ho sempre avuto un approccio un po’ diverso. Sono sempre stato un po’ ai margini in questo senso. Per me il design ha sempre rappresentato l’esperienza del luogo e non banalmente una palette di colori. Poi avevo anche una passione personale per l’arte e questo sicuramente ha avuto una forte influenza nei miei lavori. In entrambi i sensi, penso sia molto visibile la mia influenza sia da un lato che dall’altro. Credo di affrontare sempre l’elemento abitativo da designer, combinandolo però con una passione personale che a quel punto lo trasforma e fa sì che non possa più essere definito solo come un lavoro di design, ma magari anche qualcosa di molto lontano da questo. Però anche lì, non lo definisco “artistico”. Credo sia solo il mio modo di interpretare e tradurre quello che provo in queste cose, in questi studi. Sicuramente la parte di design è stata fondamentale e sempre influisce e influirà.

CC: Nei tuoi lavori si vede questa stratificazione di interessi: sono opere in cui confluiscono una forte attitudine progettuale, un approccio artistico e un’attenzione particolare per l’estetica.

MS: La mia formazione in Interior Design, mi ha dato degli ottimi strumenti per creare qualcosa. Quello che faccio non mi viene nemmeno da definirlo come opera d’arte: per me è un progetto. Al pari di una sedia, quel letto con la carta igienica è un oggetto funzionale per esprimere quel determinato concetto. Sicuramente spendo molta più attenzione rispetto ad altri designer per il lato emotivo, ma questa è sempre stata la mia visione di design, mi sono sempre chiesto che tipo di esperienza si ha entrando in un posto. Se prima mi focalizzavo sul tipo di esperienza, adesso quello che è importante è che ci sia un’esperienza.

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