MANFRED TABLE

2019-04-09T12:33:15+02:00

IL TAVOLO FIRMATO DA FRANCESCO FRULIO, STEFAN LECHNER E SAMUELE MIATELLO PRESENTATO ALLA DESIGN WEEK 2018

Scritto da Sara Bizzocchi. Immagini e fotografie di Manfred Table di Francesco Frulio. Servizio fotografico intervista in POPHouse di Claudia Cucca.

In Zona Santambrogio Design District, uno dei distretti ufficiali della Milano Design Week conclusasi il mese scorso, si è tenuta la sesta edizione di DO UT Design Exhibition, una collettiva allestita negli spazi dell’ex convento di via San Vittore 49 dedicata ai designers emergenti under35.  

In questa occasione tre promettenti industrial designers, Francesco Frulio, Stefan Lechner e Samuele Miatello hanno accolto la richiesta dell’iniziativa di interrogarsi sulle potenzialità del design nel mondo contemporaneo, presentando Manfred Table: un prototipo che unisce un approccio progettuale estremamente tecnico a una profonda ricerca stilistica e culturale. La struttura del tavolo Manfred, realizzata in multistrato di faggio e tagliata tramite fresatura cnc, prende infatti ispirazione dai longheroni e dalle centine – che tecnicamente fanno riferimento alle parti strutturali interne delle ali degli aerei mentre il piano del tavolo è in cristallo bianco temperato, acidato, sabbiato e tagliato tramite tecnologia water-jet.

“L’idea ci è venuta sfogliando un vecchio tomo di aeronautica in cui veniva rappresentato lo spaccato di un’ ala dei primi aereoplani la cui struttura era realizzata in legno”– raccontano i tre designer. In gergo aeronautico, infatti, i longheroni e le centine hanno struttura, disposizioni e funzioni ben precise. Il longherone è la parte portante, una trave disposta parallelamente alla distanza che separa le estremità delle ali del veivolo. Ad esso sono vincolate le centine, strutture curvilinee che hanno il compito di trasmettere al longherone stesso i carichi aerodinamici distribuiti sulla superficie. I longheroni hanno una struttura continua piena mentre le centine, di contro, sono progettate con dei fori di alleggerimento.

Le linee pulite, la presentazione ordinata delle parti strutturali e la ripetizione degli incastri delle centine nei longheroni creano di fatto un’alternanza di pieni e vuoti che, oltre a rendere funzionale la parte strutturale, conferiscono alla stessa un’impressionante forza scultorea.

“Ciò che ci ha affascinato è stata proprio la complessità interna delle ali: è a tutti gli effetti una scultura funzionale. Come le stecche di sostegno agli arti fratturati prodotte per la Marina Militare Americana nel 1943 da Charles e Ray Eames, nascono per pura funzione, ma prese singolarmente hanno una forte valenza scultorea” spiega Francesco Frulio.

La volontà da parte dei tre giovani designers di recuperare un’antica tradizione artigianale scandinava ha inoltre permesso al progetto Manfred di avere un riferimento diretto con cultura pratica e progettuale dei popoli del Nord. Lo strato superficiale della struttura in legno di faggio ha, infatti, una finitura al sapone di Marsiglia che, oltre a proteggere il legno, rende la superficie molto morbida e setosa la quale aggiunge indubbiamente un plus valore al progetto.

“Ad ammaliarci è stato il mistero che si cela dietro questa tecnica segreta utilizzata in passato dai Maestri artigiani scandinavi e il fatto che non vengano usate le comuni cere, ma il sapone. Siamo venuti a conoscenza di questa tecnica di finitura in una mostra al Fuori Salone qualche anno fa. Un’azienda giapponese che produceva secondo dettami scandinavi – una sorta di mix up tra due super potenze del design – presentava proprio questa tecnica ormai scomparsa e per questo motivo alquanto misteriosa. Abbiamo quindi fatto moltissimo lavoro di ricerca e sperimentazione sia per riuscire a trovare la ricetta giusta che per comprende come applicarla”.

Grazie all’utilizzo della macchina e della stessa mano dell’artigiano, Manfred Table, fa riferimento quindi a un tipo di produzione legata all’artigianato meccanizzato, inteso nell’accezione positiva del termine “Good design is through down to the last detail”, come afferma Dieter Rams, un buon design si riconosce nei piccoli dettagli, ma anche, nota Francesco Frulio, attraverso i riferimenti culturali che l’oggetto di design porta con sé. “Tutto il lavoro progettuale così come la scelta di utilizzare l’antica tecnica della finitura al sapone di Marsiglia, ormai in disuso in Scandinavia, fa parte della storia di Manfred. Quello che ci auspichiamo in qualità di designer è che i nostri oggetti raccontino storie. Oggi non c’è più l’esigenza di un nuovo tavolo o di una nuova sedia, tutto è stato fatto nelle forme più distinte, ora c’è la necessità di avere dei racconti”.

Manfred Table è lo studio del recupero di una tradizione antica e complessa come quella scandinava, ma è anche ricerca tecnica e ingegneristica. Un mix di riferimenti in grado di dimostrarci come artigianato e tecnologia possano convivere e arricchirsi senza oltraggiarsi. Sono le forme e la funzionalità di Manfred che, unite ad un condito racconto, lo portano al raggiungimento di un’armoniosa quanto attraente bellezza.

SITO: Francesco Frulio

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