MAISON DES ESCLAVES

2019-04-09T20:03:41+02:00

L’ARCHITETTURA DELLA MEMORIA NELL’ISOLA DI GORÈE

Scritto da Federica Bertozzi. Reportage fotografico di Camilla Bossi.

Un luogo, piccolo o maestoso che sia, riflette un intento e una finalità in grado di portare con sé una valenza sociale capace di plasmare il tessuto culturale di quella medesima area. Sin dall’antichità gli uomini si radunavano nella piazza principale della città per discutere di eventi politici, scambiarsi idee e opinioni, o più semplicemente per barattare merci in giornata di mercato. Allo stesso modo il tempio, come poi le chiese dopo l’avvento del cristianesimo, era il luogo destinato alla preghiera, allo studio e all’incontro comunitario. Pertanto, uno spazio architettonico è testimone di cambiamenti sociali destinati a rimodellare i ricordi e il destino di chi vive e di chi vivrà quel luogo.

La Maison des Esclaves, o casa degli schiavi, si inserisce nel già corposo elenco di architetture della memoria e quindi luoghi destinati a essere ricordati e visitati in virtù delle tragedie ivi avvenute. Questa struttura architettonica si trova sulla piccola isola di Gorée a poche miglia dalle rive di Dakar, la capitale del Senegal. Tuttavia, quelle che oggi sono le placide rive di un paradiso per pescatori sono state teatro della terribile tratta degli schiavi iniziata nel 1444 e terminata solo nel 1848 con l’abolizione della schiavitù.

Non appena oltrepassate le alte mura di cinta, la massiccia struttura a due piani fa riaffiorare alla memoria il brutale trattamento a cui vennero sottoposti oltre un milione di uomini e donne strappati alla loro terra per essere venduti e sfruttati nei campi di cotone, canna da zucchero e tabacco dell’America del Sud. La troneggiante scalinata a ferro di cavallo che si impone all’ingresso della costruzione era adibita alle esibizioni degli schiavi e delle loro virtù a cui seguitava la contrattazione del prezzo con i negrieri. L’elemento che è però divenuto l’emblema dello schiavismo in Senegal è la “Porta del Non Ritorno”.  Questo portale senza anta né cornice è situato tra le due scalinate al termine di un lungo e buio corridoio che si affaccia direttamente sull’oceano ed è proprio al limitare di questo passaggio dove venivano ormeggiati i galeoni pronti a salpare per il Nuovo Mondo.

A partire dal 1962 la Maison des Esclaves è stata adibita a museo e memoriale della schiavitù senegalese. Inoltre, nel 1978 l’UNESCO ha consacrato il sito a Patrimonio dell’Umanità e da allora richiama un numero sempre maggiore di turisti ogni anno.

Il turismo della memoriaporta un numero di visitatori in costante crescita nei cosiddetti siti del trauma, quei luoghi in cui, in un dato periodo di tempo, sono avvenuti degli eventi traumatici. I siti del trauma sono analizzati su vari livelli da storici e da studiosi di semiologia poiché tanti sono i modi in cui una popolazione e più in generale la collettività reinterpreta il dolore. I luoghi del trauma possono essere conservati esattamente nel modo in cui sono rimasti, come nel caso della casa degli schiavi in Senegal, essere totalmente ricostruiti, come avvenne dopo l’attentato alla stazione di Bologna, oppure essere esaltati facendoli diventare dei veri e propri santuari, com’è accaduto con il sito che fece da palcoscenico al massacro di Nanchino compiuto dai Giapponesi durante l’invasione della Cina.

Nella Maison des Esclaves, la valenza architettonica del luogo si piega in direzione dell’interpretazione commemorativa conferitagli dalla comunità. In tal senso la funzione e il ruolo del sito stesso vengono traslati e interpretati in una chiave spirituale. Dunque la percezione del luogo viene stravolta tanto da divenire un mnemotopo, un elemento architettonico con finalità di rinnovo del lutto, di esaltazione della memoria collettiva e infine di monito per le generazioni future.

Architettura e memoria costituiscono un binomio pressocché inscindible. Ogni luogo ha una storia da raccontare come anche un risvolto psicologico per il fruitore che ne interpreta e reinterpreta la sua natura.

Bibliografia:

– INVERNIZZI E., “Progetto e disvelamento della memoria”, Unicopli, 2008

– VIOLI P., “Paesaggi della memoria: il trauma, lo spazio, la storia”, Bompiani, 2014

This website uses cookies and third party services. Ok
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: