I GIOIELLI NATI DA OSSI DI SEPPIA

2019-04-09T20:03:06+02:00

IL VALORE E L’UNICITÀ DI UNA TECNICA ANTICA RISCOPERTA DAL LABORATORIO OSSI DI SEPPIA

Scritto da Rachele Salerno. Editing di Federica Bertozzi. Servizio fotografico di Davide Musci.

La fusione in osso di seppia è una tecnica antica e affascinante utilizzata per realizzare piccoli oggetti di oreficeria, preziosi manufatti il cui processo produttivo riporta a una pratica usata in antichità da popolazioni marittime. Osservare il lavoro di un artigiano mentre realizza un gioiello utilizzando la fusione con osso di seppia, suscita una sensazione di fascino e meraviglia.

L’osso di seppia è una conchiglia calcarea interna al mollusco e si trova spesso in spiaggia, lungo la riva del mare. La sua tipica forma a mandorla, molto friabile, è costituita da un’alta concentrazione di carbonato di calcio.

In oreficeria viene utilizzata come stampo per la tecnica della fusione in osso di seppia per le sue proprietà di resistenza ad alte temperature.

Gli artigiani, per volontà dell’azienda, esaltano la patina di ogni Briccola recuperata senza alterarne l’unicità e l’identità. È così che a uno sguardo più attento si scoprono, tra una cavità e l’altra, i rimasugli delle alghe marine veneziane. Con il legno delle Briccole di Venezia sono stati realizzati, per esempio il tavolino “Versa” di Thomas Herzog, i tavoli “Venice” di Claudio Bellini e la “Newton Briccola” dei fratelli Riva.

Lo stampo viene realizzato livellando con la carta vetrata il lato più morbido dell’osso o sfregando tra loro due ossi che successivamente vengono privati delle punte. Si ricava in negativo la forma da riprodurre premendo un prototipo – o modello – tra due ossi, oppure tramite lo scavo manuale in negativo. Per permettere l’entrata del metallo fuso si realizza un canale di colata di forma conica su entrambi gli ossi e dei piccoli canaletti di sfiato per favorire la fuga dei gas prodotti dal metallo incandescente. Prima di procedere alla fusione si verifica la giusta congiunzione tra gli ossi, si legano insieme e si pone lo stampo ben fermo nella sabbia. Lo stampo viene quindi riempito dal metallo fuso che, ad alte temperature, carbonizza l’osso. La forma del modello si mantiene inalterata, ma non può più essere utilizzato una seconda volta.

Questa tecnica, seppur molto conosciuta nel mondo dell’oreficeria, viene adottata da un numero sempre più esiguo di professionisti. In tempi recenti la tradizione della fusione in osso di seppia è stata infatti soppiantata dalla microfusione a cera persa, una tecnica che permette una produzione di tipo seriale. Il processo di microfusione, a differenza della fusione in osso di seppia, viene proposto per forme anche molto complesse. In questo caso si parte da un modello in cera e se ne ricava uno stampo in ceramica che resiste alle alte temperature.

Nonostante il fascino antico della fusione in osso di seppia e l’unicità degli oggetti che con essa si possono creare, esistono alcuni problemi tecnici legati alla sua applicazione. Uno di questi è dettato dalla natura degli stampi in osso di seppia che sono “a perdere”, cioè impossibili da riutilizzare una volta effettuata una colata.

Tuttavia, se da un lato lo stampo “a perdere” rappresenta uno svantaggio tecnico, dall’altro permette di rendere l’oggetto finito un pezzo unico, impossibile da ricreare esattamente uguale.

Ad oggi l’utilizzo di questa tecnica da parte degli orafi rappresenta un valore aggiunto alla realizzazione del manufatto, un valore che deve essere sommato alla preziosità dei materiali sovente scelti per la realizzazione di questi piccoli monili: l’oro e l’argento.

L’unicità della tecnica risiede nella qualità estetica della texture creata dalla superficie dell’osso: un modulo vibrato formato da venature ondulate a rilievo. La scelta di mantenere o meno questa inconfondibile texture è dettata dalle esigenze formali ed estetiche di ogni singolo artigiano.

Tra i professionisti che ancora oggi sperimentano questa antica tecnica figura Davide Musci, un giovane orafo che con continue sperimentazioni e complesse ricerche fonda il suo laboratorio sammarinese Ossi di Seppia.

“La scelta è ricaduta esclusivamente su questa tecnica perché sta gradualmente scomparendo. Dedicargli un marchio mi è sembrata una soluzione utile a farla ritornare in auge.”

“L’idea del marchio nasce nel 2015, anno che ho dedicato allo studio e alle sperimentazioni, l’idea finale si è però concretizzata durante l’estate del 2016.
Tutto nasce dalle mie frequenti visite ai musei del territorio dove mi riscoprivo sempre attratto dai piccoli oggetti in metallo, chiedendomi come facessero già millenni fa ad ottenere simili manufatti. Dopo qualche ricerca ho scoperto la tecnica della fusione in osso di seppia e ho provveduto a contattare i vari orafi per apprendere le basi dell’oreficeria, concedendo maggiore attenzione alla fusione in osso di seppia. Ne ero proprio affascinato, sarà anche per via della mia vicinanza al mare.”

I limiti della fusione con osso di seppia sono delle vere e proprie sfide. Questi ostacoli offrono a Davide Musci un punto di partenza per sua creatività che gli permette di raggiungere forme sempre più ambiziose. Alcuni suoi anelli dalla forma complessa sono frutto di una tecnica sapiente, le parti incavate o troppo sporgenti non permettono l’utilizzo di un semplice stampo a due parti. Caldera e Black Copernico sono infatti il risultato di uno stampo a tre pezzi che richiede una maggiore attenzione nella sua realizzazione data la presenza di uno stampo in più.

La sperimentazione di Musci è in continua evoluzione. Nella sua ultima collezione R/Ossi di Seppia questo artigiano impiega, successivamente alla fusione, la tecnica del rosso rame. Altro procedimento antico, la tecnica del rosso rame si realizza con il borace, un minerale ridotto in polvere e miscelato con acqua per formare un impasto che viene solitamente utilizzato come rivestimento per proteggere il metallo dall’ossidazione.

Davide Musci sfrutta il borace per le imprevedibili colorazioni rosse che assume in reazione alle alte temperature. La sua collezione R/Ossi di Seppia presenta degli anelli con particolari dai colori caldi, sfumature rosse multisfaccettate che valorizzano ancor di più l’unicità di ogni singolo manufatto.

Bibliografia:

– McCREIGHT, Tim, “Manuale di oreficeria e lavorazione dei metalli”, Edizione tecniche Nuove, 2001

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