HABITATVIVO

By |2019-04-09T12:44:53+02:00Aprile 13th, 2018|Architettura, Curatela, Design, Numero 5|0 Comments

MOSTRA COLLETTIVA DI ARTE E DESIGN A CURA DI POPHOUSE MAGAZINE E UNO A UNO

Scritto da Sara Bizzocchi.

POPHouse Magazine e Uno a Uno, duo curatoriale di arte contemporanea, presentano negli spazi del loft industriale di Via L. F. Menabrea 13, HabitatVivo, una mostra collettiva che riflette sul tema dell’habitat inteso sia come spazio abitativo che come organismo vivente contenitore di pulsioni emotive.

Il progetto espositivo ha origine con la conoscenza e l’inizio della convivenza tra le fondatrici di POPHouse Magazine e Uno a Uno, Sara Bizzocchi, Claudia Cucca e Brenda Vaiani che, assecondando la predisposizione della struttura architettonica del loft industriale, decidono di convertire gli spazi della loro abitazione in una redazione, fucina laboratoriale e spazio espositivo.

Il primo grande confronto all’interno della POPHouse avviene quindi tra due realtà che nascono a distanza di pochi mesi l’una dall’altra: POPHouse Magazine nell’Ottobre del 2017 e Uno a Uno nel Marzo dello stesso anno. Realtà curatoriale indipendente dedita agli artisti emergenti, nazionali e non, Uno a Uno rinuncia fin da subito ad una sede fissa e si voca alla valorizzazione e riattivazione di spazi in sempre nuovi e differenti.

La casa, conosciuta come “POPHouse”, diventa perciò quasi immediatamente uno spazio sperimentale frequentato da giovani curatori, scrittori, artisti e designer che, accogliendo la proposta lanciata da Bizzocchi, Cucca, e Vaiani, sono diventati e diventano tutt’ora gli attivatori di stimolanti conversazioni che pongono le varie discipline di appartenenza a confronto, contribuendo così ad un progetto di contaminazione e multidisciplinarietà culturale e artistica cui il loft intende rimanere legato.

Spazio abitativo attraversato non solo da un flusso continuo di persone ma anche di oggetti, la POPHouse inaugura il suo primo progetto espositivo accogliendo le opere di giovani artisti – designer la cui produzione è caratterizzata dalla contaminazione delle due discipline. Ed è proprio da questa contaminazione, posta su vari livelli, che le curatrici del progetto intendono attivare una riflessione critica sulla situazione contemporanea e sui possibili futuri sviluppi di una vicinanza disciplinare che talvolta può risultare inaspettata.  

Andrea Barbagallo, Marco De Santi, Kyma design, Cecilia Mentasti e Marco Siciliano sono chiamati a confrontarsi non solo con lo spazio e il concept della mostra, HabitatVivo, ma anche a condividere gli spazi con gli oggetti appartenenti alla collezione della casa. Dai cataloghi e i libri d’arte, agli oggetti firmati da designer italiani, come ad esempio: “In Attesa” di Enzo Mari per Danese, “Lampada Tolomeo” di Michele De Lucchi per Artemide, “Etch Tea Light Holder” di Tom Dixon e i “Componibili” di Anna Ferrieri Castelli per Kartell.

UNO A UNO

Intervista di Sara Bizzocchi.

Claudia Cucca e Brenda Vaiani sono le giovani curatrici del progetto Uno a uno, un duo curatoriale nato a Milano nel 2017. Insieme abbiamo curato la mostra HabitatVivo.

SB: Claudia e Brenda, questa per voi è la prima mostra come Uno a uno, quali sono stati i presupposti di partenza per la scelta degli artisti?

CC: Uno a Uno parte dall’idea di instaurare un legame con gli artisti che decidiamo di seguire, e quindi indubbiamente abbiamo scelto artisti che non ci sono sconosciuti e per i quali abbiamo già speso e intendiamo spendere energie. Sicuramente per me è un fatto di fiducia: ho già curato una mostra per Andrea Barbagallo e ho voluto confermare questa affinità. Così come per Marco Siciliano: seguo il suo lavoro ormai da un po’ e aspettavo l’occasione giusta per metterlo alla prova. Poi sicuramente l’occasione è stata perfetta perchè entrambi nelle loro opere tornano a riflettere su come si vive nel mondo, in riferimento alla sfera emotiva ma anche banalmente in termini di oggettualità e spazio.

BV: Beh, l’Accademia è stata sicuramente fondamentale se non indispensabile per la conoscenza dei giovani artisti. Il fatto di averli potuti incontrare a lezione, di aver avuto la possibilità di discutere con loro di certe tematiche e di averli visti evolvere ha, credo, reso la scelta di dedicarci ai giovani artisti molto naturale. Cecilia Mentasti, ad esempio,  è un’artista che ho conosciuto frequentando proprio dei workshop e delle conferenze indette dall’Accademia: queste occasioni d’incontro hanno innescato un dialogo ed una volontà di cooperazione che sono soddisfatta di vedere adesso per la prima volta concretizzarsi.

SB: Mi avete parlato della vostra volontà di intervenire all’interno di spazi espositivi inconsueti, spazi che secondo voi andrebbero ri-valorizzati. In che senso? Qual’è il tipo di intervento a cui vi riferite?

CC: Non ci sentiamo affini a un territorio definito. Penso di parlare per entrambe quando dico che in questo momento ci sentiamo un po’ cittadine del mondo e in continuo movimento. Per questo stesso motivo pensare a una sede fissa è qualcosa che non ci appartiene. E poi sicuramente c’è l’intenzione di voler creare qualcosa che sorprenda. Immagino sempre quanto sarebbe interessante allestire un’ installazione in un paesino minuscolo che banalmente non ha niente a che vedere con l’arte contemporanea e mi piace immaginare lo stupore che potrebbe generare nei suoi abitanti. L’arte deve creare emozioni, deve comunicare ma deve anche sorprendere ed è un peccato secondo me relegarla al pubblico di soli addetti ai lavori. Mi piacerebbe moltissimo in questo senso creare delle piccole discrasie nel quotidiano delle persone.

BV: Personalmente mi sono avvicinata al tema della riqualificazione circa un anno fa, quando sono stata coinvolta all’interno del progetto di Housing museale “FuturDome” curato da Ginevra Bria e Atto Belolli Ardessi, qui a Milano. Ciò mi ha permesso di osservare la trasformazione di una struttura architettonica meravigliosa ma in disuso, e la sua ri-valorizzazione in nome dell’arte contemporanea. In quel periodo credo di aver iniziato a capire su quali tematiche avrei voluto concentrare il mio lavoro di curatore. Questa rivalutazione di spazi dismessi non apre nuovi dialoghi esclusivamente sull’arte, ma anche sul modo che il cittadino ha di vivere la città. A quello che dice Claudia, vorrei aggiungere soltanto che sì, allontanarci da Milano per i nostri progetti è qualcosa che considero davvero importante, non solo perché mi affascina il pensiero di sperimentare in zone periferiche ma anche perché nella Milano che conosciamo, dove ogni ora c’è un evento, rischiamo di sprofondare prima o poi in una comfort zone.

SB: In riferimento alle tematiche di HabitatVivo, qual’è stato il vostro approccio al design?

CC: Per me è stato qualcosa di totalmente nuovo. Una sfida se vogliamo. Non ho mai avuto un particolare interesse per il design e sicuramente sono sempre stata molto scettica rispetto a quelli che mescolano arte e design insieme. Con HabitatVivo mi sono dovuta in parte ricredere.

BV: Per me invece ha rappresentato il recupero di una parte di me che avevo smarrito nel corso degli anni. Al liceo infatti ho studiato Design, e devo dire che la progettualità che ho tratto da questa formazione è qualcosa che mi ha aiutato ad esprimermi quando negli anni successivi mi sono appassionata alla fotografia. L’incontro con te Sara è stato decisivo, per non parlare della nostra decisione di fondare il magazine. Sai bene quanto la contaminazione tra discipline e il dialogo tra professionisti appartenenti a settori differenti sia capace di stimolarmi. Perciò l’approccio che ho avuto con il design é stato semplicemente il più naturale. Sono rimasta in ascolto, cercando di attingere dall’una e dall’altra disciplina quando era necessario.

SB: Avete puntualizzato il fatto che per voi “curare” significa creare legami duraturi con gli artisti. Ma in che modo instaurate questo tipo di rapporto?

CC: Cerchiamo di seguirli in tutte le fasi. Non ci interessa conoscersi allo studio visit. Vogliamo seguire tutto il processo, dall’idea, alla progettazione e fino alla realizzazione. Diamo loro la possibilità di contattarci in ogni momento per un confronto o banalmente per un consiglio, investiamo in un percorso di crescita che non finisce con la mostra ma che idealmente dovrebbe durare nel tempo e anche per questo parliamo di fiducia, perchè pensiamo sempre in termini di lungimiranza.

BV: Esatto. Diciamo che appunto, avendo vissuto all’interno di un contesto studentesco dove il dialogo tra studenti di curatela e artisti avveniva in maniera molto naturale, siamo cresciute con la consapevolezza di quanto l’essere un artista “dietro il banco di scuola” può essere duro. Nel tempo ho avuto modo di confrontarmi con molti ragazzi che mi hanno addirittura confessato di star valutando l’idea di abbandonare la carriera d’artista proprio perché demotivati dal sistema accademico, altri invece lamentano del poco interesse che  alcuni giovani curatori nutrono nei confronti delle loro considerazioni. Il tutto si riduce a <>. Nel primo caso credo che rappresenti una grande mancanza dell’accademia, nel secondo una grande sconfitta per la curatela. Proprio per cercare di sopperire a questo sistema abbiamo deciso di porci, nei confronti degli artisti con cui scegliamo di collaborare, come delle figure stabili, capaci di poter guardare con loro al futuro.

SB:  Brenda, tu fai anche parte della nostra redazione. Com’è dividersi tra il lavoro di editor in POPHouse Magazine e quello di curatrice d’arte?

BV: Beh è oggettivamente impegnativo, ma sono entrambi progetti in cui credo moltissimo e non credo affatto che una cosa possa escludere l’altra. Sono sempre stata una persona amante della contaminazione, quindi posso dire l’essere diventata membro di due progetti diversi non è stato un caso, ma il risultato di quello che ho sempre voluto. Ovviamente per passare da un lavoro all’altro c’è bisogno di cambiare parametri, esigenze ed anche toni, ma quando senti di essere sulla tua strada ciò che avverti è solo il risultato e non la fatica che comporta percorrerla.

SB: Claudia, questa invece è per te la prima volta che ti ritrovi a collaborare anche nel campo del design. Come membro di uno a uno prevedi in futuro di cercare altre relazioni con altri settori quali design e architettura come in questa mostra?

CC: Come ho detto prima con questa prova mi sono ricreduta su alcune concezioni che avevo dell’arte. Ma alla fine è anche naturale che andasse così, sono la prima ad affrontare le cose cercando sempre di rapportarle a link esterni. Sicuramente il concetto di spazio mi affascina e quindi si, mi piacerebbe riuscire a lavorare di nuovo includendo altri studi di questo tipo. Ad esempio, mi piacerebbe anche inserire contaminazioni con altre passioni che ho, come la musica. Che poi è anche qualcosa che si sta muovendo molto in senso artistico, questo concetto di commistione.. lo trovo molto interessante, certo.

SB: Abbiamo chiesto a tutti gli artisti e designers della mostra di esporre il loro pensiero riguardo al dialogo che, in Habitatvivo, abbiamo cercato di instaurare tra arte e design. Mi interessa sapere qual’è la vostra considerazione riguardo proprio a questa possibile contaminazione.

CC: Come ho già detto è una cosa che mi sta iniziando a incuriosire. Sono sicura che questi due settori abbiano delle affinità, soprattutto in termini di progettazione e gestione dell’ispirazione. Penso che in Habitatvivo, queste contaminazioni siano venute fuori e siano ben visibili nei risultati di ognuno degli artisti. quindi, perchè no.. ben venga se lo spazio, le sollecitazioni di un tema o anche il dialogo con qualcosa che già abita la casa è riuscito a aggiungere senso o stimolare la produzione degli artisti e designer. lo considero un bel risultato.

BV: Credo che queste due realtà si concentrino sulle stesse tematiche più di quel che si è abituati a pensare. Ed è davvero interessante, secondo me poter attivare o essere partecipi di una discussione critica che riguardi questo. Ammirare da vicino i risultati di due riflessioni che provengono da lati opposti è stata sicuramente la conferma di quanto ho sostenuto inizialmente. Mi piacerebbe riproporre altri eventi in cui artisti e i designer potranno tornare a condividere non solo ideali, ma spazi fisici.

CONTATTI:

Uno a Uno

info@uno-a-uno.it

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