2019-07-12T10:46:52+02:00

DOPPIA INTERVISTA: FABIO COLTURRI E MARICA GIGANTE – HAIGO

THE RETAIL REVOLUTION

Fabio Colturri e Marica Gigante - Crediti Lorenzo Passoni - POPHouse Magazine

Negli ultimi mesi si contano centinaia di negozi chiusi o in svendita totale, ma prima di suonare il requiem ai negozi brick and mortar (letteralmente di mattoni e malta) cerchiamo di capire a cosa è dovuto questo fenomeno. Forse gli spazi commerciali, per come siamo stati abituati a conoscerli, non stanno morendo, stanno piuttosto subendo una metamorfosi profonda. Cercheremo di approfondire l’argomento e di scoprire gli ultimi trend sul retail con due esperti nel settore: Fabio Colturri e Marica Gigante, fondatori di Haigō, un brand italiano nato a Milano nel Giugno 2016.

Haigō (ハイゴウ) in Giapponese significa “armonia tra elementi diversi”, ed è proprio su questo principio che si basa l’approccio di Fabio Colturri e Marica Gigante nei confronti del design. L’esperienza del brand è iniziata come profilo Instagram dedicato alla curatela del design. Il primo concept store “to fight the ordinary” firmato Haigō apre nel Febbraio 2018. Concepito per essere più di un negozio, anche se a breve scadenza, il temporary store diventa un luogo da esplorare per scoprire oggetti di design e prendere parte ad eventi che radunano menti creative e appassionati di design.

Haigo Store - Crediti: Matteo Girola
Haigo Store - Crediti: Matteo Girola

A seguito della recente chiusura del temporary shop, Haigō si concentra sulla sua seconda linea di business, operando come studio di progettazione per l’ideazione di spazi esperienziali applicabili al retail o a qualsiasi altro tipo di attività. Fabio Colturri e Marica Gigante, al momento, sono infatti alle prese con la realizzazione di uno spazio per la web radio “TRX”. Lo studio radiofonico necessita di un interno ben allestito, sia per le riprese video, che per sviluppare dei contenuti multimediali utili per la comunicazione delle attività svolte.

Fabio Colturri, Marica Gigante e Chiara Cioffi - Crediti Lorenzo Passoni - POPHouse Magazine

CC: Nei vostri progetti futuri c’è Haigō 100% in cosa consiste questo progetto?

FC: Al momento la nostra attività più rilevante è il nostro studio di progettazione, che aprirà poi la strada ad Haigō 100%; un concept store che combinerà tre diverse realtà: lo store di design, un bistrò e un’ ultima parte dedicata interamente all’intrattenimento, per l’organizzazione di mostre, eventi e concerti.

MG: Stiamo cercando di valorizzare sempre di più il nostro studio di design che si occupa della progettazione di spazi di vendita esperienziali, in modo da accrescere ancor di più anche le nostre competenze che si andranno poi combinare nel nostro futuro progetto: Haigō 100%.

CC: Come pensate di rendere esperienziale uno spazio radiofonico?

MG: Dovrà sicuramente essere instagrammabile. Un po’ come avevamo ideato il nostro temporary store, ogni angolo sarà curato nei minimi dettagli in modo da suscitare la voglia di scattare una foto per portare con sé un ricordo.

FC: Partiremo dall’identità del brand e declineremo il core business in uno spazio, in modo da rispettarne e comunicarne l’essenza.

CC: Sulla base della vostra esperienza sul campo vorrei cercare di capire come si evolverà il negozio fisico in futuro…

FC: Il negozio fisico sarà sempre di più considerato come mezzo di comunicazione e marketing, non più solo come un luogo prettamente legato alla vendita. Diventerà uno spazio dove poter entrare in contatto con la storia del brand.

MG: Spesso l’idea del “future of retail” è legata all’idea di esperienza digitale. Credo che le persone siano alla ricerca di un’esperienza vera, qualcosa di autentico e memorabile.

CC: Come verrà valorizzato il brand tramite l’esperienza di vendita? Il prodotto finale avrà ancora lo stesso valore che aveva in passato?

MG: A mio parere, il prodotto avrà ancora un’importanza fondamentale. Infatti, quando scegliamo cosa acquistare puntiamo a trovare qualcosa che ci rappresenta, che ci emoziona, con una storia da raccontare. Si tratta di un processo d’identificazione con i valori del brand che scegliamo.

FC: In futuro credo che avrà molto valore l’esperienza, un fortissimo marketing tool. Potremmo considerare la visita presso un punto vendita come il seme di una pianta di cui un giorno raccoglieremo i frutti. Pensiamo, ad esempio, alle mostre che vengono organizzate da alcuni brand di lusso e tutta la comunicazione che fanno intorno ad esse, sono un modo per trasmettere l’ heritage dell’azienda e restare nella mente del consumatore.

CC: In che modo immaginate l’unione dell’esperienza di vendita in negozio con il mondo digitale?

FC: Purtroppo ancora oggi c’è un considerevole gap tra il mondo digitale e quello fisico, ma alcuni marchi stanno cercando di utilizzare in modo intelligente ed efficiente le nuove tecnologie. Ad esempio, Velasca, brand che produce scarpe artigianali italiane, registra la maggior parte delle sue vendite online, ma, grazie ad una rete di boutique, permette ai suoi clienti di provare e testare il prodotto. Successivamente, è il consumatore stesso a decidere se acquistare online oppure direttamente in negozio, come di ritirare il prodotto o di renderlo in tutti i punti vendita del mondo. Questa è una filosofia d’acquisto perfetta per i businessmen che sono spesso in viaggio e che rappresentano il target di consumatori principale per questo brand.

MG: Questa è la scelta più “smart” per permettere un’integrazione più fluida tra i due mondi, l’esperienza di vendita in questo modo è facilitata ed è anche più comoda e pratica per l’acquirente.

CC: Come verrà valorizzato il brand tramite l’esperienza di vendita? Il prodotto finale avrà ancora lo stesso valore che aveva in passato?

MG: A mio parere, il prodotto avrà ancora un’importanza fondamentale. Infatti, quando scegliamo cosa acquistare puntiamo a trovare qualcosa che ci rappresenta, che ci emoziona, con una storia da raccontare. Si tratta di un processo d’identificazione con i valori del brand che scegliamo.

FC: In futuro credo che avrà molto valore l’esperienza, un fortissimo marketing tool. Potremmo considerare la visita presso un punto vendita come il seme di una pianta di cui un giorno raccoglieremo i frutti. Pensiamo, ad esempio, alle mostre che vengono organizzate da alcuni brand di lusso e tutta la comunicazione che fanno intorno ad esse, sono un modo per trasmettere l’ heritage dell’azienda e restare nella mente del consumatore.

Fabio Colturri e Marica Gigante - Crediti Lorenzo Passoni - POPHouse Magazine

CC: In che modo, invece, l’esperienza di vendita si integra con i social?

FC: I social sono i mezzi più forti per comunicare un prodotto e per creare storytelling intorno ad esso. Ormai Instagram è diventato una vetrina, una sorta di portfolio personale sempre aggiornato; rappresenta chi siamo e ciò che facciamo e credo che in qualche modo sta diventando sempre più simile alla piattaforma social WeChat in Cina.

MG: Sicuramente i social sono un mezzo di comunicazione molto potente, basti pensare che se vogliamo sapere qualcosa in più riguardo una persona, un prodotto o un marchio, difficilmente lo ricerchiamo su Google, piuttosto utilizziamo Instagram. Inoltre, trovo molto interessante che, tramite l’uso dei miei like, possa influenzare i contenuti che appaiono sulla mia pagina come se tutto fosse modellato intorno a me.

CC: Quando un luogo si può definire instagrammabile? Sono più determinanti le caratteristiche fisiche dello spazio oppure la comunicazione che segue sui social?

MG: Per me è necessario più di ogni altra cosa vendere un’emozione, le persone vogliono vivere un’esperienza che sia bella da raccontare e da fotografare. L’instagrammabilità non è solo la conseguenza di un luogo ben allestito e pensato, bensì ciò che la suddetta location comunica, la sua esclusività.

FC: Dal mio punto di vista è sempre necessario tenere in considerazione due aspetti: il primo è il lato tecnico, quello che fa riferimento all’uso di alcuni colori o forme specifiche, l’altro, invece, è quello più emozionale. L’aspetto più importante è indubbiamente la comunicazione che segue sui social, il design può essere anche molto essenziale.Pensiamo ad esempio allo stand di Obey al White Street Market, nota fiera di street style, si trattava di un semplice corner ricoperto con il monogramma del brand, ma è stato lo stand più fotografato e postato sui social.

Fabio Colturri, Marica Gigante e Chiara Cioffi - Crediti Lorenzo Passoni - POPHouse Magazine

CC: Non pensate che il trend di avere luoghi instagrammabili in realtà, riduca l’esperienza solo ad una foto o ad un selfie?

FC: Questo è un discorso puramente commerciale, l’instagrammabilità amplifica l’investimento che è stato fatto per il progetto. È tramite la comunicazione che è possibile raggiungere un’audience più ampia e attrarre nuovi clienti.

MG: Ovviamente poi bisogna offrire anche altri tipi di contenuti oltre che una forte comunicazione social. Per esempio nel nostro temporary store c’erano una serie di gadget offerti, come alcune postcard o la cartolina con i luoghi da noi consigliati da visitare a Milano, tutto per rimanere impressi nella memoria della nostra clientela.

CC: Quali sono i trend che si possono riscontrare nei nuovi negozi di Milano?

MG: A mio avviso c’è una grande distinzione tra i negozi di lusso già consolidati, che stanno cercando in qualche modo d’innovarsi, e i nuovi concept store, che stanno cercando di portare un’aria un po’ internazionale a Milano. Alcuni store, ad esempio, selezionano capi e marchi streetwear per puntare ad un pubblico più giovane e dinamico; di conseguenza anche il design del negozio è più fresco ed innovativo.

FC: Secondo me possiamo definire un nuovo trend che accomuna un po’ tutte le cose interessanti che stanno accadendo in questo settore: il retail sociale. Basti pensare alla città di Milano; la nuova apertura della Apple ha riportato in auge una piazza del centro e l’azienda ha organizzato una serie di eventi per coinvolgere la città nell’apertura; Starbucks ha lasciato un segno con le sue palme di fronte al Duomo, mentre Adidas e Nike mobilitano delle folle con i loro eventi sportivi e le maratone in giro per la città. Sembrano tutte iniziative del comune di Milano, ma sono in realtà organizzate dalle aziende per comu- nicare al consumatore un messaggio ben chiaro: “Mi interesso a te e mi prendo cura della tua città”.

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Scritto da: Chiara Cioffi

Editing: Federica Bertozzi

Servizio fotografico intervista: Lorenzo Passoni

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