CONVERSAZIONI SUL RUOLO DEL DESIGN NELL’UPCYCLING

By |2019-04-09T16:09:18+02:00Marzo 21st, 2018|Archivio, Design, Numero 4|0 Comments

POPHOUSE MAGAZINE HA OSPITATO I VINCITORI DI HACK THE ICON, IL PRIMO HACKATHON ANALOGICO PROMOSSO DA OGILVY & MATHER PER NUTELLA®

Scritto da Sara Bizzocchi. Servizio fotografico di Claudia Cucca.

Il presupposto che ogni oggetto possa avere più di un ciclo di vita, la riflessione sulla valenza culturale dei materiali riciclati e la necessità di una profonda innovazione culturale, sono tematiche che hanno permesso il passaggio dalla cultura del produrre alla cultura del ri-produrre. Quest’ultima si differenzia dalla cultura del produrre per via del suo complesso sistema della trasformazione della materia: un processo in cui ciò che si realizza, è costruito a partire da ciò che è già stato realizzato. L’oggetto nella cultura del ri-produrre entra quindi all’interno di un ciclo continuo di creazione e rigenerazione, di uso e riuso, di significazione e risignificazione. Questo tipo di processo è altresì guidato dall’intento di ridurre al minimo l’impatto ambientale, limitando pertanto anche il consumo di materie prime durante la creazione di nuovi prodotti.

Con il termine “upcycling” s’intende l’utilizzo di materiali di scarto per la creazione di nuovi oggetti che, alla fine del processo produttivo, sono caricati di un valore aggiunto che li contraddistingue dall’oggetto di partenza: é a questo proposito che si fa riferimento proprio alla cultura del ri-produrre. Nel vocabolario anglosassone è interessante notare come la desinenza “-up”, che in lingua fa riferimento a tutta quella serie di attività che implicano il “risveglio”, la “crescita”, l'”innalzamento” e l'”aumento”, sia utilizzata per identificare in maniera intuibile che a fine del processo del cycling venga appunto aggiunto, un plus valore all’oggetto.

“Upcycling: That’s the buzzword for turning trash into higher-value items, rather than breaking it down into lesser quality products.”

È in questi termini che si è parlato di up-cycling, durante la Tavola rotonda alla quale hanno partecipato alcuni dei vincitori di Hack The Icon, il primo hackathon analogico indetto da Ogilvy & Mather per Nutella®. La redazione di POPH ha infatti invitato Laura Tardella, Carolina Giorgiani, Rei Morozumie Francesco Frulio, studenti di “Design del prodotto per l’innovazione” del Politecnico di Milano, a discutere sul ruolo del design all’interno del processo di upcycling in particolare, in merito alla loro esperienza di reinvenzione dell’iconico vasetto di Nutella® da 950 gr.

L’11 e il 12 marzo, infatti, dodici gruppi di studenti del Politecnico, guidati dal prof. Giulio Ceppi, hanno lavorato nello spazio di co-working dietro l’Upcycle Milano Bike Cafè avendo a disposizione trentasei ore per studiare e realizzare, in qualità di designers, alcune proposte innovative di up-cycling.

Tre sono le coppie decretate vincitrici di Hack The Icon: Laura Tardella e Alberto Zerbi che si sono aggiudicati il primo posto con Caffè?, un dosatore per caffè, Carolina Giorgiani e Rei Morozumi, che hanno raggiunto il secondo posto con Bilancella, una bilancia da cucina e infine Francesco Frulio e Zhang Qixing, i quali hanno trasformato il vasetto di Nutella® in THE’ K, una teiera.  

(LE IMMAGINI DEI PRODOTTI PRESENTATI IN HACK THE ICON SONO VISIBILI CLICCANDO SUL NOME DEL PROGETTO)

La richiesta da parte degli organizzatori dell’hackathon analogico, è stata fin da da subito molto chiara: rendere più originale l’operazione di up-cycling affrontandola dal punto di vista del designer. “Si sono affidati a noi designers per avere una visione più matura dai progetti di upcycling ” spiega Francesco Frulio. “La raccomandazione principale era proprio quella di essere designer e di ragionare pertanto attraverso il metodo progettuale del designer stesso. In altre parole ci è stato chiesto di non affrontare l’upcycling come un bricolage, qualcosa che può avere come fine esclusivo quello del decoro, ma di cercare di dare un valore aggiunto sia nella funzione che nell’aspetto estetico, tramite l’occhio di un progettista”, precisa Rei Morozumi. Il tema principale della Tavola rotonda proposta da POPH verteva proprio su questo ruolo del design all’interno del processo di up-cycling. Gli studenti di “Design del prodotto per l’innovazione” del Politecnico, vincitori di Hack the Icon, sono stati chiamati in qualità di designers e si sono dovuti quindi raccontare in questi termini.

SB: Qual’è stato il punto di partenza della vostra ricerca?

Francesco Frulio: “L’idea di base che ha accompagnato la realizzazione della teiera THE’ K, é stata quella di mantenere nel nuovo oggetto (teiera), il tema della condivisione di cui Nutella® si avvale, valorizzando al contempo le forme stesse del vasetto in vetro, che una volta ripulito resta un bel oggetto di design”.

Carolina Giorgiani: “Innanzitutto credo che tutti e tre gli oggetti oggi discussi abbiano un forte valore estetico che li rende adatti ad essere posizionati in vista, in cucina. Per quanto riguarda Bilancella, Rei ed io,  siamo partiti dall’analisi estetica e funzionale del barattolo in vetro. Nonostante esso sia di per sé un oggetto interessante e dotato di una buona presa, ciò che resta una volta finito il prodotto Nutella®, è pur sempre un contenitore vuoto. Quello su cui abbiamo ragionato allora è stato il bisogno di colmare questo vuoto con un altro alimento, che però anziché essere consumato viene pesato”.

Laura Tardella:Caffè?, il dosatore, è nato pensando alla tradizione del nostro Paese e al bisogno di mantenersi legati ad esso. Quindi abbiamo pensato che il caffè potesse essere rappresentativo delle abitudini italiane. Abbiamo ragionato non soltanto sulla tradizione, ma anche sullo spazio domestico in cui inserire il nuovo oggetto. Il contenitore della Nutella® nasce per essere collocato e utilizzato in cucina, quindi per il nostro progetto di up-cycling, abbiamo pensato di mantenerlo all’interno del contesto della cucina. Un altro tema su cui abbiamo ragionato molto è quello legato al fatto che il caffè in polvere, in particolare nell’uso domestico, viene oggi sostituito con le capsule, tant’è che, infatti, i dosatori non vengono nemmeno più visti come oggetti utili e necessari. Questo valore di riscoperta dell’oggetto in disuso ci ha portato alla riconsiderazione dei momenti conviviali italiani, in cui il caffè diventa sinonimo di tradizione e ritualità e su questo si è basato il nostro progetto”.

SB: All’interno dei vostri progetti dov’è possibile rintracciare il valore aggiunto dell’upcycling dato dalla vostra progettazione in qualità di designer?

Laura Tardella: Per quanto riguarda il progetto “Caffè?“, il valore aggiunto é racchiuso nel dettaglio del piccolo meccanismo che permette di ruotare la maniglia a forma di “n”, simbolo della Nutella®, calibrando la giusta quantità di prodotto e al contempo attivando l’apertura e la chiusura del dosatore.”

Rei Morozumi: Il valore aggiunto, in “Bilancella“, penso sia riscontrabile nella funzione inaspettata. Nessuno infatti si aspetterebbe mai che il tradizionale barattolo di Nutella® possa servire per pesare gli alimenti.

Francesco Frulio: “Penso che il valore aggiunto dell’upcycling sia legato allo studio che abbiamo effettuato sul tappo di THE’ K, che nella nostra idea doveva permetterci di versare il thé. Per questo motivo abbiamo allungato il manico e intervenendo su questa componente credo che sia inevitabilmente mutata sia la destinazione d’uso del barattolo (che dall’essere un oggetto vuoto assume una nuova identità in qualità di teiera posizionabile sulla tavola) sia il tipo di gestualità nei confronti di questo nuovo oggetto.”

Carolina Giorgiani: “Trovo che il valore aggiunto del design nell’upcycling, comune a tutti e tre gli oggetti, sia quello della visibilità dei barattoli originali nonostante le loro funzioni siano state cambiate in maniera completamente diversa tra loro.”

A conclusione della conversazione ciò che è maggiormente emerso è che lo stesso intervento del design all’interno del processo di upcycling sia esso stesso, in primis, un valore aggiunto. Grazie ad un design intelligente e funzionale, l’upcycling si rende interessante non soltanto a livello economico, ma anche estetico e culturale. I progetti costruiti da Tardella, Zerbi, Giorgiani, Morozumi, Frulio e Qixing, sono progetti perfettamente coerenti con l’identità del marchio, sono ipoteticamente semplici da costruire e riprodurre a un prezzo economico. Sono anche progetti che indicano un uso alternativo del vasetto mantenendolo però nel suo contesto originale: la cucina. Infine gli oggetti che sono nati da questi progetti rispettano la tradizione Italiana e l’iconicità del brand Nutella®, sottolineando e mantenendo saldo questo suo valore “culturale”.

Parafrasando le parole della critica Alice Rawsthron, il ruolo del design è quello di fare da agente di cambiamento al fine di aiutarci a dare un senso a ciò che ci circonda e a volgerlo a nostro vantaggio, massimizzandone gli aspetti positivi e limitando quelli negativi come per esempio, nel caso dell’upcycling, l’impatto ambientale. “Ogni esercizio di design punta a cambiare qualcosa, a prescindere che la sua intenzione sia trasformare la vita di milioni di persone, o rappresentare una marginale differenza solo per una di loro”.

Nella cultura del ri-produrre, il valore aggiunto potrebbe essere quindi il design stesso.

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